::turbulence::kills::motion

dance tonite! revolution tomorrow.

abbonamento alla noia

am I supposed to die alone?

mancano *loading* giorni e mezzo alla fine del mondo

 
15/05/2008
::le ricette - pasta fiorita::

una volta che tossivo insistentemente, e niente sembrava avere alcun potere su quella tosse nervosa che anche oggi fa capolino, quasi per caso, mio zio n. piazzò una acciuga su un pezzetto di pane, e me lo disse chiaramente: se non ti passa neanche con questo, non so davvero cos'altro fare.

a me non piacevano le acciughe: mio padre comprava le alici al porto e le puliva, poi le teneva in un contenitorone traboccante sale grosso per settimane, nascoste alla vista ma presenti all'olfatto.

resta il fatto che quasi miracolosamente smisi di tossire e da allora iniziai pure a mangiarle (e forse per questo non funzionano più contro la tosse).

faccio presente che benché estiva e velocissima questa sarà tutt'altro che una ricetta leggera, mutuata da tradizioni imponenti su cui spargo distratto vernice a caso, come su ogni tradizione andrebbe fatto (soprattutto su quelle che si amano).

per due persone, servono 12 fiori di zucca. si lavano per bene, due si salvano mentre gli altri si squartano senza alcuna pietà, di traverso, in quattro parti (due anelli una cima e un culo carnoso). si mette l'acqua a bolllire in un pentolone, si versa un cucchiaio d'olio in una padella e si scalda con uno spicchio d'aglio spaccato in 4. tolto l'aglio, si versano nell'olio sei acciughe. non appena si disfano, si versano i fiori fatti a pezzi ed asciugati e si cuoce fino a che le punte non appassiscono (non più di tre minuti, comunque). non si assaggia.

in un'altra padella si mettono quattro cucchiai colmi di pan grattato e venti di mandorle sgusciate e spezzettate. si aggiunge un pizzico di sale ed un cucchiaio d'olio e si fa imbiondire senza grumi. appena è croccante si spegne e si mette tutto in un piatto.

la padella, ripulita con un tovagliolo, serve ancora: i due fiori superstiti si infarinano e si friggono in poco olio bollente. intanto la pasta ormai sarà cotta: si scola al dente e si salta con la crema di acciughe e fiori.

prima di servire si unisce il pangrattato e si decora con il fiore fritto.

questa ricetta è rilasciata senza alcuna garanzia, con licenza FDL, e mi accorgo solo ora che è venuta bella lunga: a farla è più breve, giuro.

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12/05/2008
::morire per delle idee::

[
E voi gli sputafuoco, e voi i nuovi santi
crepate pure per primi noi vi cediamo il passo
però per gentilezza lasciate vivere gli altri
la vita è grosso modo il loro unico lusso
tanto più che la carogna è già abbastanza attenta
non c'è nessun bisogno di reggerle la falce
#f. de andrè::morire per delle idee*
]

è il lavoro più bello del mondo, quello del censore.


al caldo, asciutto e con il drink in mano,  eccolo che giudica, scruta, addita qualunque cedimento, qualunque scoramento, di te che sei sotto l'acqua gelida a spostare montagne coi cucchiai.

perché per lui è chiaro che non dovresti usarlo, il cucchiaio, ma scavare a mani nude, per essere davvero coerente. dovresti morire, sparire, seppellirti, per essere davvero te stesso (o il te stesso che lui vede. lui ti conosce meglio di quanto tu conosca te stesso, ovviamente. lui conosce meglio qualunque cosa).

dovresti tacere di qualunque cosa che non puoi cambiare, essere sorridente ed accondiscendente con qualunque cosa troppo grande contro cui la tua squadra è per l'appunto formata da te e basta.

che importa a lui della tua fatica per costruire pesanti sogni colorati? arriva con la sua ascia dorata e ce la schianta sopra, scansando le schegge e ridendo dei sogni che non reggono proprio davanti a nulla.

si dovrebbe fare così, dunque: trascinarsi felici con i sorrisi da un orecchio all'altro da una discoteca all'altra, ed aspettare feste, capodanni, ferragosti di sbronze colossali che coprano il vuoto di vite miserrime travestite di pienezza. sorridere e basta, non c'è tempo per lamentarsi, non c'è tempo per nulla.

ma anche io, non ho più tempo per nessun censore. non ho più tempo per te. non ho più tempo per voi. non voglio più vedervi.

[always the first to point your finger, look at your hands for once #DIA*]

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05/05/2008
::tutta la rabbia in 42 minuti::

stacco, spengo il computer, torno a casa e mi infilo scarpette e pantaloni ed esco.

parto convinto, dopo un anno, di reggere meno di mezz'ora. allora neanche provo a centellinare le forze: dare tutto e subito, ecco cosa ci vuole. se non temessi di sembrare ridicolo alle mosche, darei pugni all'aria.

e invece sbaglio strada, mi trovo fuori firenze, fuori da rifredi, fuori da castello, in mezzo al niente.

[
in mezzo al niente, sia chiaro, c'era comunque una chiesa. una chiesa con una lapide, di fronte, che invitava a pregare per non so quale baronessa
]

guardo il cronometro, sono in giro già da 25 minuti, senza avere idea di dove mi trovo. trotterello verso la prima discesa che trovo, seguo una pista ciclabile fin quasi a casa, arrivo dopo 42 minuti, non sono più stanco, non sono arrabbiato, non sono niente. mi ascolto respirare sotto l'acqua bollente e  in definitiva vorrei una chitarra.

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29/04/2008
::mala tempora::

Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli indecisi.  #j. videla*

vado a chiudere la finestra, che ho freddo.

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26/04/2008
::'ndo stamo ve caricamo::

da quando sono in pensione viviamo al circeo, si sta bene. non sopportavo più il traffico, la confusione, il rumore dei concerti al villaggio globale. mi muovo a piedi o in bici, ho smesso di guidare. resto cittadino di roma, quello sì.

da quindici anni, ad ogni elezione mio figlio si mette in macchina, viene fin qua, ci prende -a me e a mia moglie- e ci porta al seggio; io di mio a votare non ci andrei, l'ultima volta che ci sono andato apposta era craxi.

il viaggio dura mezz'ora e si parla dei candidati. da quindici anni, una fila interminabile che me la ricordo tutta: comunali rutelli sennò vincono i fascisti. politiche occhetto sennò vince berlusconi (e i fascisti). regionali quell'altro, il giornalista. poi comunali, rutelli, politiche prodi (sennò vince berlusconi), europee lilli gruber (per mandare un messaggio a berlusconi), politiche rutelli (sennò vince berlusconi), comunali veltroni (sennò vincono i fascisti), alla regione quell'altro giornalista, quello scemo, sennò vince storace. politiche veltroni, sennò vince berlusconi o la sinistra, non ricordo. comunali rutelli, sennò vince alemanno e i fascisti.

adesso siamo al ballottaggio e me lo pregusto già, questo viaggio che sarà più lungo della solita mezz'ora, che di mezzo c'è il ponte e un fiume di umani in scatola.

a rutelli lo dobbiamo votare, sennò vince alemanno, e la destra reazionaria di storace, castellino, ma ti rendi conto -mi farà.

io annuirò tutto il viaggio, perché a mio figlio -anche se mi ha veramente rotto il cazzo- un dispiacere non lo darei mai. poi voterò alemanno, che di votare uno perché non vinca l'altro mi sono bell'e rotto i coglioni. grazie figlio mio che mi hai portato al seggio.

poi me ne tornerò al circeo, a godermi il tramonto, e domani mattina il solito caffè al bar, a chiacchierare di niente. e sorridere di tutto.


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03/04/2008
::tondi::

si perde molto tempo -io perdo molto tempo- a pensare alla mia vita e così ne resta pochissimo per vivere. come l'asfalto relega la macchia mediterranea ai bordi, così pensare alla vita limita la vita.

da ieri ho 30 anni tondi e in 30 anni ho capito questo, che devo pensare di meno.

allora mi sono spiegato il perché di questa scarsa lena nello scrivere: ogni volta che passo di qua mi viene naturale pensare a cosa sto diventando e così finisco per non avere il tempo di diventarlo. sarebbe imperdonabile.

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30/03/2008
::le ricette - rigatoni al limone::

per due persone, io procedo così. prendo una cipolla piuttosto grande e la trito piuttosto fina, lacrimando piuttosto copiosamente.

a parte, spremo un limone piuttosto grosso e ne raccolgo il succo, filtrato, in una tazzina o in un bicchiere. se il limone l'ho anche coltivato, grattugio un po' della buccia e la metto da parte. in genere fischietto, ma non credo influenzi troppo la ricetta.

metto quattro cucchiai di olio a scaldare e ci imbiondisco la cipolla, annusando con soddisfazione.

in abbondante acqua salata faccio cuocere 200 grammi di pasta, la  tolgo al dente e la unisco, ben scolata, alla cipolla ormai bionda. in genere, a questo punto ho gli occhiali appannati.

aggiungo il succo di limone poco a poco e spesso non tutto. diciamo che assaggio, perché a me piace agrodolce. in linea di principio, metto i tre quarti del limone a disposizione.

sistemo la pasta nei piatti, decoro con il limone grattuggiato, se c'è, e con un filo di erba cipollina.

questa ricetta è rilasciata senza alcuna garanzia, con licenza FDL.

boundary conditions: cascade alle 23:49 | link | commenti (4) |

27/03/2008
::outsourcing::

non ci è bastato spostare la produzione in paesi lontani, con salari decisamente inferiori ai nostri, né ci si è accontentati di esternalizzare anche le più diverse funzioni dell'ingegneria in posti ricchi di curry.

adesso, spontaneamente e senza ritorno economico, dopo averla banalizzata, delocalizziamo la nostra indignazione.

perché, infatti, preoccuparsi di strepitare per quello che non funziona qui ed ora, quando possiamo prendere a cuore il problema del tibet, di mumia abu jamal, di cuba, o eventualmente di pinochet, di pol pot, di videla, di benito mussolini? perché arrovellarsi a cercare soluzioni ai CPT (un nome asettico per lager conclamati), strepitare perché sui fatti di genova venga fatta chiarezza, gridare chiaramente che in tanti sono ormai alla fame in italia, combattere l'appiattimento generale, quando è comodamente possibile arrabbiarsi per la sorte di gente che non vedrai mai e che se la vedessi ti starebbe anche sullo stomaco?

perché costa poco.

[
I recognize the irony that the very system I oppose affords me the luxury of biting the hand that feeds. But that’s exactly why priviledged fucks like me should feel obliged to whine and kick and scream- until everyone has everything they need.
#resisting tyrannical government::propagandhi*
]

boundary conditions: cascade alle 23:38 | link | commenti (9) |

10/03/2008
::thrive808::

il mio vicino di posto arriva con un nuovo cellulare da 600 euro e quell'altro con un aggeggio che ti permette di contare i peli del culo del tuo vicino e dirtelo in wi-fi mentre dormi.  mi sento a disagio, con la mia insana passione per le macchine tagliacapelli, coi loro pettinini ceramici che sbriciolano ogni resistenza tricologica.


ci dev'essere qualche significato nascosto in questa delizia che provo a guardare e riguardare l'acciaio e il widia muoversi l'un contro l'altro senza sforzo, sentire il ronzio, godere del distacco, segure la caduta con lo sguardo, la caduta di qualcosa che era mio non lo è più e mi lascia fresco e libero e col pavimento da pulire.

boundary conditions: cascade alle 22:55 | link | commenti (4) |

27/02/2008
::*::

poi ci sono i giorni in cui mi faccio le domande su tutto, su ogni cosa, mi chiedo se saprei vivere da solo in mezzo alle montagn, in mezzo al mare, in mezzo al deserto. mi rispondo che sì, lo saprei fare e mi basterebbero dei fogli, a farmi compagnia.

e allora mi chiedo cosa ci faccio qui, e perché non parto, non parto e me ne vado a essere felice -o anche ad essere infelice, ché sull'essere realista ho costruito la mia vita- da qualche altra parte, senza telefono, senza computer, senza calendario e anche senza di te, invece di barcamenarmi come un salame.

*for those who seem not to understand: this might be fiction.

boundary conditions: cascade alle 23:20 | link | commenti (3) |

24/02/2008
::due::

[
detesto la terra, la terra in cui sono nato. la stessa terra che mi tiene legato ed in cui sono disegnati i confini di ciò che ci è concesso. ai margini non mi ci hanno messo, mi ci sono rifugiato aspettando febbrilmente il disastro
#encore fou::terra*
]

non mi abituerò mai al ritorno qui, ai tuffi nel mondo che è anche il mio ma che vedo da lontano. immerso nel mio scafandro lanciato a distanze siderali, respiro ribollita sognando cime di rapa, poi torno e giornate come quella appena trascorsa costruiscono muri a secco di rimpianto proprio dietro ai miei occhi. nè mai più riuscirò a vedere il campanile di giotto senza pensare che sotto casa mia mi aspetta il mare, il cielo, i ricci (di mare).

adesso tra un'ora esatta riparto, ancora un viaggio nella notte e ancora una settimana davanti, che comincia domattina dopo il caffè più forte che riesca a trovare.

torno a firenze con una nuova consapevolezza, dovrei passare più tempo con tobias e invunche. la stessa incredibile forza che sentivo nelle mie mani dieci anni fa era intatta, oggi, al tavolino di un caffè. non vogliamo cambiare il mondo che non vuole cambiare: non vogliamo cambiare noi stessi. le mie priorità sono finite da qualche parte sotto le scarpe, è ora di tirarle di nuovo a lucido

[
comprimere i fiori ma senza profumo
sperando che basti
non mi basta mai

#iridio::d'alembert*
]

e gridarmele nelle orecchie al mattino, davanti allo specchio.


ho immaginato la nostra casa, ieri. camminavo in una strada assolata, una bandiera italiana garriva al vento, da un balcone. ho immediatamente desiderato per noi un balcone così, semplice, di ferro battuto e vernice scadente, pavimento vetusto e mai più lucido. ho desiderato quel balcone e quell'asta, ed entrare in quella casa, prima dei mobili, prima dei cessi, prima di tutto, staccare quella bandiera e gridare che noi a casa ci siamo in tutte le nazioni del mondo.

attaccare il jolly roger o una bandiera nera
mi sembrava idiota, spiegare con una bandiera che detesto le bandiere.

poi ho immaginato il letto. lo voglio a baldacchino e con un telo trasparente che contenga tutti i baci del mondo e se tu questo baldacchino non lo vuoi, giochiamocelo a carte. ecco.

boundary conditions: cascade alle 22:06 | link | commenti (4) |

22/02/2008
::clandestino::

parto così, senza pensarci troppo. salgo a rifredi diretto a bologna, dove cambierò per tornare a casa: un banale viaggio nella notte.

poco dopo prato il controllore non mi crede e vuol vederci chiaro: come fa a capire se sono davvero il signor cascade? vuole almeno un documento. non ce l'ho, un documento, gli faccio. ho preso il primo portafogli che ho trovato, ed era purtroppo senza carta d'identità, senza patente. posso mostrarle il cartellino, una carta di credito, la bestia nelle mutande, se vuole essere sicuro che sia proprio io. raccontarle di quello che so fare. si accontenta in fretta e se ne va.

a bologna, poliziotti vispi e con gli occhi sbarrati, che mi fanno pensare a massicce strisce di coca consumate sui corrimano qui vicino. salgono sui treni, controllano tutti, alla ricerca di pericolosi clandestini. io svanisco, mi infratto, provo l'ansia da clandestino. se mi trovano, senza documenti, senza nulla che mostri chi io sia, penseranno che quel cartellino, quella carta, quel portafogli io li abbia fregati a chissà quale bravo cittadino capace di farsi la barba, a differenza di me.

sbuco fuori dal nulla all'ultimo momento, salgo al volo sul treno, cuffie nelle orecchie

[
our world is only what we are told. how do we know?
#sparta::echodyne harmonic*
]

mentre penso a come spesso la riproduzione casuale dei brani sia la colonna sonora della vita. mi sveglio a barletta stanco come prima, sono quasi a casa. sorrido a mandorli fioriti e ulivi saldi, mentre soffio fuori l'alito della notte mi sgomenta.

boundary conditions: cascade alle 14:06 | link | commenti (7) |

03/02/2008
::sparizioni::

scomparsa* la mamma di berlusconi.

(le ricerche proseguiranno anche nella notte)

*fonte: controcampo

boundary conditions: cascade alle 18:26 | link | commenti (10) |

02/02/2008
::ten inches, 33 rpm::

giravo per le campagne qui attorno, nella zona di firenze castello, verso sesto e le colline.

attraversavo campi di mandorli fioriti, una esplosione di macchie bianche e rosa, atteccate a rami ancora secchi. la salita era dura, ma mi ripetevo che basta mantenere il ritmo per salire ovunque, guardare solo per terra e non alzare lo sguardo per vedere la cima, o i piede a terra è fatale.

passavo in questo turbinio di petali leggeri, in questa pioggia profumata, ripetendomi che non riuscivo a credere a questa fioritura miracolosa proprio nei primi giorni di febbraio.

torno a casa, stanco ma contento. a casa incontro c. e le racconto di questa fioritura incredibile, dovrebbe vederla anche lei.

>guarda che pesi 73 kg.
>embè? non sono mica grasso.
>sei grasso, hai la cellulite sui fianchi. qui, sulla specifica, c'è scritto che ne devi pesare 69.

io guardo il foglietto che ha tra le mani: è la mia specifica di acquisto per un fidanzato special purpose, non riesco a credere ai miei occhi e me ne vado a fare la doccia mediamente sconsolato.

poi mi sveglio. non ci sono mandorli a firenze.

boundary conditions: cascade alle 12:57 | link | commenti (3) |

26/01/2008
::sognandomi::

io ho una cinepresa molto raffinata che si chiama "i miei occhi" e anche se dimentico i volti ed i nomi non dimentico mai i particolari. le cicatrici, le lievi imperfezioni che rendono un viso bellissimo [no. rendono un viso worth, non ho la parola in italiano], le scritte sui muri che li rendono speciali o magari odiosi, ma comunque non banali.

oppure l'ombra delle foglie che tremola nel pomeriggio di estate a faro, contro una parete bianchissima mentre intorno il sole è accecante e il sonno sembra essersi impadronito di tutto e tutti.

o la stessa ombra di foglie verdissime, questa volta, che copre la divisa dei guardiani armati di fucile a pompa mentre mi salutano con un cenno del capo e alzano la sbarra per far passare il fuoristrada, a berlin.

quindi in loop proietto la mia passeggiata lungo pareti bianchissime, l'ombra cola densa, fa caldo ma ho comunque dei jeans e una polo nera, nera come quasi tutte le mie magliette, e scarpe con la punta in ferro, da officina. ti sorrido e ti abbraccio, forse -ma devo decidere se tagliare questa scena o no- ci scambiamo un bacio leggero, come acqua fresca e con le bollicine, ma bollicine discrete che solleticano senza graffiare. poi sparisci delicata come l'ombra e io apro la porta della toyota beige, col motore da 4000 cc che ci illudeva di poter scappare in fretta da qualunque assalto

[
procedura di emergenza del nostro cliente: se lungo la panamericana vedete un incidente  non fermatevi per nessuna ragione. se c'è qualcuno steso sull'asfalto e dovete cambiare corsia a fermarvi per evitarlo, non fatelo e passategli sopra
]

e salgo, giro la chiave e corro non so esattamente dove.

e in fondo, non lo sa nessuno, mai.

[#laquiete::sulla differenza tra un sorriso ed una risata*]

boundary conditions: cascade alle 22:15 | link | commenti (6) |

::hardcore will tear us apart::

[
io cammino con un solo paio di scarpe
e resto sempre uguale a me stesso
io cammino con un solo paio di scarpe
sei tu che cambi e mi vedi diverso

#io cammino con un solo paio di scarpe::cascade, alla tenera età di 18 anni*
]

se mi giro a guardare com'ero, non devo neanche strizzare gli occhi per guardare lontano. vado indietro fino ai quindici anni continuando a vedere la stessa faccia che incontro nello specchio al mattino. senza una ruga, magari, senza barba e con i capelli lunghi invece che corti. ma sempre la stessa faccia, la stessa testa di cazzo. vedo modi meno urbani, questo è certo, e più spigoli. ma no, non mi vedo diverso. anzi, questa continuità tra quello che pensavo e quello che penso è quasi imbarazzante e mi dà l'idea che in fondo, dietro questa grande intelligenza, dietro questo acume che tutti mi rinfacciano, ci sia in fondo l'incapacità di evolversi.

invece tobias mi scrive in privato che sono diverso, sono diventato un borghesucolo e dico cose scontate. io _dico_ cose scontate, questo è vero. se così non fosse, non farei l'ingegnere ma il pasolini, passerei le notti a bere dormendo su ogni selciato, per portare con me il segno di quanto è duro il pavimento, qualunque pavimento. ma non sono un borghesuccio e non sono diverso da prima.

magari tra i ben dodici lettori di questo blog c'è qualcuno che mi conosce da un po' di anni. sono diverso? dì, sono diverso? perché a me non sembra, ma la percezione mia conta meno, evidentemente, della tua.

se ti pesa commentare, me lo puoi dire in privato.

[the soundtrack, so far:: #negazione::il giorno del sole* #kina::questi anni* #suicidal tendencies::I want more* #propagandhi::head, chest, or foot* #nerorgasmo::passione nera* #at the drive in::cosmonaut* #jawbox::impossible figure* #porno for pyros::pets* #nirvana::scentless apprentice* #sanguemisto::lo straniero* #iridio::lalalà* #fluxus::non esistere* #interno 17::sottovoce*]


boundary conditions: cascade alle 16:23 | link | commenti (8) |

24/01/2008
::Fucked Up Got Ambushed Zipped In::

la questione a cui ultimamente penso abbastanza non riguarda solamente clemente mastella, sua moglie e la porcheria -ancorché eventualmente non rilevante da un punto di vista penale- che emerge dalle telefonate che abbiamo ascoltato in questi giorni. non penso neanche solamente a mastella che difende il suo modus operandi, spiegando di rivendicare il primato della politica su tutto il resto,

[
intendendo, immagino, che tutto il resto e tutti gli altri debbano lavorare al mantenimento di questi primati della politica
]

primato che si esplica evidentemente nella nomina di primari, direttori di ASL, aziende statali e parastatali.

se tutto questo mi meravigliasse in qualche modo, non potrei che essere considerato un sempliciotto. giocare all'uomo di mondo, però, non vuol dire che mi rassegni. ci terrei a precisarlo.

quello che mi fa disperare che la situazione possa migliorare in un quasiasi modo è una considerazione banale. per quanto il potere possa diminuire man mano che si scende la scala,  fino a che esso non sarà quasi del tutto insignificante, chi lo detiene continuerà a truccare la gara, mettendo i suoi in posti di sotto potere ed affermando quindi la superiorità del suo livello (n) sul livello inferiore (n-1) e rispondendo sempre e comunque a quello superiore (n+1), in una cascata fino al livello 0, dove oltre a me c'è gente di questo calibro.

succederà, quindi (cerco di essere pratico caso mai passasse qualcuno di forza italia), che il primario -nominato* da mastella o da d'alema o da formigoni o da bossi** o addirittura dal capo dell'ASL a sua volta nominato da loro***- sceglierà il suo gruppo affermando il primato del suo essere primario, o eventualmente il primato della scienza. piazzerà quindi gente non necessariamente capace ma fedele a lavorare sotto di lui. chi è sotto di lui, al momento del concorso per la specializzazione scalpiterà per prendere specializzandi non necessariamente capaci, ma fedeli, che gli scarichino la posta, gli prendano la pressione e gli portino il caffè. tutto questo in un meccanismo che nello studio della turbolenza è noto come cascata. in fondo alla cascata, nel caso del primario, c'è il paziente, che non conta nulla e non prende parte al meraviglioso gioco che si svolge un paio di piani sopra la sua testa. il bello è che non solo non ha senso chiudere il recinto dopo che i buoi sono scappati, ma proprio non si può.

ma ciò che rende questo gioco così funzionante e meraviglioso per chi lo giuoca è il fatto che è vincente. a nessuno viene chiesto conto delle sue scelte (faccio per dire, se uno si fa un giro in una facoltà di medicina poco dopo ogni concorso per specializzazione sente uno strano odore. quello strano odore è la meritocrazia che si sta putrefacendo), e se per puro caso gli viene presentato questo conto, la risposta sta nel primato di quello che fa. questo gioco è vincente perché se un professore ordinario fa vincere un concorso da ricercatore ad un perfetto inetto, nonché idiota, non succede assolutamente nulla: non se ne accorge nessuno. tutti gli interessati, escludendo naturalmente il livello 0 o il livello 1, cioè escludendo gli utenti e i trombati, vincono.

ho visto o intravisto due o tre posti che non funzionano così, ed immagino ce ne siano a bizzeffe, là fuori. la ragione per la quale questi posti funzionano diversamente è quasi banale: le scelte sono libere (nel senso, c'è il primato di chi sceglie, e si sa chi sceglie) ma si pagano. un caligola che scelga di promuovere il suo cavallo a ricercatore sarà in un primo tempo accolto da risate e nitriti e sfacciatamente preso per il culo. succesivamente gli si toglieranno i fondi (o, per mantenere costanti i fondi, sarà costretto a lavorare il doppio, per sé e per il cavallo). in seguito perderà anche il suo potere, e tornerà alla terra.

in italia, le scelte sono, ogni volta che vadano male, anonime e senza padri. nessuno viene mai messo di fronte alle sue responsabilità. nessuno paga, mai. e niente cambia, se non in peggio: i miei colleghi tedeschi, inglesi, irlandesi, spagnoli, francesi, lussemburghesi, belgi, olandesi, austriaci lavorano meno di me e guadagnano di più. se ancora mi pagasse l'università, più di me guadagnerebbero oltre ai già citati anche i portoghesi e gli sloveni.

[
quando sei in cabina
e giochi la schedina
ricordati che sei
colonna di un sistema
valuta un po' prima
rametto o bandierina
scegli attentamente il tuo prossimo problema

#frankie hi nrg::rap lamento*
]

*ovviamente "nominato" non si intende in senso letterale.
**una volta la lega ha proposto un ragioniere a capo di un istituto di ricerca in fisica. non ricordo quale perché appena lessi la notizia cercai di rimuoverla. alle critiche che seguirono, la risposta fu "contano solo le capacità, non il titolo". parliamo d'altronde di un partito che ha espresso un ministro della giustizia ingegnere (una stronzata addirittura più clamorosa del presidente operaio).
***un'altra storia di cui ho rimosso i dettagli è un autentico capolavoro di stronzaggine. un professore di tecnologia meccanica viene incaricato da un assessore -suo cugino, se non sbaglio- (nelle marche), di condurre degli studi per valutare la fattibilità di un certo molo. di un molo si studia la fattibilità per evitare che si insabbi, o che le correnti se lo mangino, o che influisca sull'ecosistema marino, o per una serie di altre ottime ragioni. fatto sta che ci  sono delle persone che sanno fare questo lavoro, e si chiamano fluidodinamici. solo un imbecille in malafede dà un lavoro del genere a un tecnologo meccanico. il risultato è stato che, costruito il molo, le correnti deviavano il corso depositando cumuli di spazzatura marina su una delle spiagge più frequentate della zona. si sono dovuti fare dei nuovi studi, e risolvere il problema spendendo un sacco di soldi. nostri.

boundary conditions: cascade alle 00:55 | link | commenti (7) |

22/01/2008
::moralità::

sono per la divisione delle carriere tra chi lavora e chi paga le tasse. è immorale voler appartenere contemporaneamente ad entrambe le categorie.

[#gr::private communication to cascade*]

boundary conditions: cascade alle 21:30 | link | commenti |

21/01/2008
::banalità::

questa gente è eccessivamente banale.

non che ci si aspetti queneau come scrittore-ombra di encicliche o frank zappa a capo della cei, ma ecco, io che adoro le sorprese e fuggo (o almeno ci provo) la banalità resto sconcertato a vedere quanto in fretta la chiesa presenti il conto


[
bagnasco, per dire, me lo immagino gestore di un ristorante che prima ancora di permettere ai clienti sedersi gli presenta il conto (a pensarci bene, magari essere di genova lo aiuta).

>bagnasco: ecco a lei.
>avventore: ma... ma eminenza. non ho ancora cenato.
>bagnasco: embè? lei ha scelto di cenare, quindi in pratica ha già cenato. l'anima della cena era già formata quando lei ha messo piede qui. avanti, onori il conto. e poi quello chi è? eh? e quell'altra?
>avventore: sono due colleghi.
>bagnasco: ceeeerto. vergogna, andare in giro con un uomo e una donna, ed assieme, poi. di questo passo vorrà accoppiarsi con le sue scarpe! (op. cit.) o con la sua palandrana sudicia! ma cosa vedo! lei è dentro una scarpa. che dico in una! in due contemporaneamente! ecco il lassismo a cui siamo arrivati.
>avventore: ecco, magari ci siamo sbagliati... ehm... magari andiamo via...
>bagnasco: una volta che siete entrati assieme in questo locale non potete andare. nessuno osi separare quello che (rutta). amen.
]

mettendo in un unico calderone sapienza, 194, divorzi brevi, rigori regalati all'inter e paese a coriandoli.

che l'atteggiamento della chiesa sia vincente è dimostrato dal fatto che di dico neanche si parla più. sono così distanti, maciullati, evaporati, che neanche la chiesa ci si riferisce più. i dico sono per bagnasco la tizia con cui intrattieni una rapida et soddisfacente (si spera) relazione di poche ore (volevo scrivere minuti, ma mi dò delle arie), mentre sei piacevolmente alterato dal gin tonic: una vittoria facile di cui non vantarsi.

sono stato a londra per il week end. a londra i giornali non parlano del papa, non parlano della sapienza, non parlano di mastella e neanche di d'alema e di bertinotti. tutto sommato, il posto giusto per vivere. continuano tuttavia, gli stessi omertosi, illiberali, anticristiani e laicisti giornali, a parlare di napoli e dei suoi rifiuti. per quello che riguarda l'italia, intendo. perché per il resto parlano di cosa ha mangiato avant'ieri il pilota-eroe di heathrow, dell'ultima orgia di kate moss e di quanto è bello far l'amore da edimburgo in giù.

tutto sommato, restano meno osceni dei giornali italiani.

[
Bagnasco: nuove terrificanti minacce. (ed in foto si vede la scritta: "BAGNASCO TADDEO E INELEGANTE")

#federico maria sardelli::la fazione - su il vernacoliere di luglio 2007*
]

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13/01/2008
::bukkake ruined my carpet + their kimono::

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12/01/2008
::curiosity lifted my hat::

taglio in fretta le solite strade sempre piene di persone ed oggi vuote e deserte, le attraverso senza neanche guardare. chino sotto il cappuccio, passeggio sotto la pioggia, schiacciato da un sabato di lavoro dopo quattro ore scarse di sonno. tutto sommato, meglio  di quanto sperassi, finisco il pianificato in tre ore scarse e me ne torno a casa.



[
ho preso la malsana abitudine di mettere una canzone in loop ogni volta che faccio un lavoro ripetitivo in cui non devo pensare: separare il bucato chiaro dal bucato scuro, cucinare surgelati, girare i pollici guardando nel vuoto. credo che i miei coinquilini si guardino dal venire ad impiccarmi solo perché temono il machete di 70 cm appeso a bella posta accanto al letto.
]

mi piacciono i luoghi produttivi quando sono improduttivi, le campagne dove cresce l'erba alta e soffoca le tracce dell'uomo e le ferite dell'aratro, le fabbriche deserte in cui guardo i carri ponte stagliarsi stolidamente contro il cielo, le case non ancora finite, i disegni parziali. perché è proprio vedermi come sono quando non ci sono.

[loop: #digitalism::idealistic*]

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::an ideal for living::

non è che non ho da dire. è che non mi viene da scrivere.

intanto ascolto

#tiga::you gonna want me* #telepopmusik::breathe* #aphex twin::ventolin* #allun::due bambine nel bosco* #charles bronson::youth attack* #hobophobic::sono come mi vedi*

e non parlo.

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28/12/2007
::don cesare missionario::

due parole. ho visto che qualcuno arriva su questo inutilissimo blog cercando "don cesare lodeserto". si presenta quindi l'incredibile opportunità di rendere vagamente utile questo sito, portando a conoscenza anche le verità di altri e non solo quella della curia (tra questi altri, la magistratura - che gli elargisce tre condanne in primo grado. non che goda della nostra stima, ma è per dire che lo spettro degli amici ed estimatri di lodeserto è notevolmente ampio, e non comprende gente inaffidabile come il sottoscritto).

L’esperienza non gli manca, le capacità gestionali nemmeno, il suo curriculum infatti vanta ottime referenze da carceriere e torturatore. In questi anni il candidato Cesare Lodeserto, si è distinto per aver gestito con impareggiabile pugno di ferro un lager per migranti, quello di San Foca, balzato agli onori della cronaca per la violenza e la crudeltà che si perpetrava al suo interno. Varie sono state le denunce a carico suo e di alcuni suoi degni collaboratori: brutalità e abusi erano la quotidianità della sua opera. In alcuni casi essa ha suscitato anche l’attenzione della magistratura leccese che ha intrapreso contro il benefattore Lodeserto sei procedimenti, di cui tre giunti a condanna di primo grado.

Così il buon prete aguzzino ora si appresta a prendere residenza in Moldavia, dove farà il missionario.

La scelta non è casuale. In Moldavia la Fondazione Regina Pacis, specializzata nello sfruttamento della disperazione, ha messo da tempo solide radici arrivando a possedere ben nove strutture senza temere concorrenza alcuna. Nella regione in cui opera, la Transnistria, nota per essere una zona franca per la fabbricazione e il traffico di armi, non è ammessa la presenza di nessun altro organismo straniero.

Spesso le missioni cattoliche non sono state altro che degli avamposti di colonizzazione culturale ed economica nel mondo, ma ora la parola missione assume significati ancora più tetri. Se la guerra di conquista ad opera degli eserciti armati si fregia del titolo di missione di pace, se ne potrà fregiare anche, a buon diritto, l’opera di speculazione umanitaria della Chiesa in generale e della Curia di Lecce in particolare.

D’altro canto essa è stata sempre spacciata per carità e beneficenza, con l’aiuto di media e personaggi potenti, anche laddove l’evidenza della realtà dimostrava il contrario.

Ma noi, da tenaci malpensanti, auguriamo al neo missionario una buona latitanza, magari allietata dall’incontro con qualcuno che fu suo ospite nel Centro di Permanenza Temporanea di San Foca, qualcuno che certamente non potrà dimenticare il servizio resogli fra quelle mura di detenzione e abuso.


alcune pecorelle (nere) smarrite

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25/12/2007
::tappeti::

ho sognato che nella mia stanza, a casa dei miei, ammassavo dei tappeti persiani. erano enormi e bellissimi, sproporzionati rispetto alla mia stanza. o meglio, visto che ne ammassavo letteralmente

[
>e se m'amassi?
>ma non che non t'ammazzo!

riportato esattamente come recitato da p. con due voci, due natali fa
]


uno sull'altro, di fatto quelli enormi erano sotto, mentre via via, sopra, ce n'erano di più piccoli. tendenti al celeste sotto, rosso scuro sopra. naturalmente ci camminavo sopra con le scarpe sporche, incurante del costo (erano miei, nel sogno, e me ne fregavo del costo spropositato) e della possibilità di sporcarli. pensavo: se si rovinano, ne comprerò di più belli.

[so che lo stai  pensando. no, non si guadagna bene a fare l'ingegnere. lo giuro.]

poi sempre nello stesso sogno all'improvviso diventavo un specie di partigiano appostato tra le sterpaglie, ma con un fucile modernissimo e la faccia sporca di terra. strisciavo tra i rovi fino al costone, mi sporgevo appena e guardavo nel mirino, inquadrando... me. miravo alla testa di un me stesso distante diciamo trecento metri, ai piedi della collinetta e mi chiedevo perché sparare, proprio a me, poi (siamo gente lucida, da queste parti).

nel sogno, fucile in mano e dito sul grilletto, mi rispondevo che il mondo per me esiste perché io esisto. e che questo mondo non si riforma. prima lo si distrugge e poi se ne riparla.

no, non mi sono svegliato sereno, se questa è la domanda, ma almeno non ho sparato.

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24/12/2007
::dress to impress::

affidare tranquillo la tua unica camicia bianca e gli unici pantaloni chiari assieme alla tua maglietta di cotone preferita a tua madre non è una scelta sensata.

possiedo tre capi d'abbigliamento vagamente rosa, ma mi piace il minimalismo e detesto il glamour.

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23/12/2007
::

[entro: #una delirante poesia::samuele bersani*]

diventa buio presto, fa freddo e mi annoio un po' anche qui. fondamentalmente vorrei essere altrove, fare altro, vestire diversamente quando sono vestito in un qualunque modo, qualunque cosa faccia, ed in qualunque posto.

[esco: #enzo jannacci::messico e nuvole]

a margine, proprio mentre guardavo il mare:

[
quando morirò sarò niente di niente e nulla di me sopravviverà. non sono più giovane ed amo la vita. ma mi rifiuto di vivere tremando di terrore al pensiero del nulla. la felicità non è meno vera perché deve finire, né il pensiero e l'amore perdono il loro valore perché non sono immortali. #bertrand russel::perché non sono cristiano*
]

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::apulia patria querida #2::

merde, sono a disposizione.

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21/12/2007

[the newspaper reads: tu es adorable. and I wholly heartedly concour #orchid::anna karina*]

perché, vedi, è solo la certezza che in qualunque mare più o meno mediterraneo mi perda, qualunque maga malvagia mi lanci a razzolare nella lota o nel loto, ovunque i venti mi perdano io potrò, sgominati i proci, tornare al tuo grembo e poggiarvi la testa aspettando carezze, che mi alzo al mattino e sorrido allo specchio, ansioso di imparare ancora e curioso del mondo.
[parlo sempre come mangio e mangio sempre le lasagne in brodo #paolino paperino band::ignorante*]

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19/12/2007
::mi dai qualcosa::

ho imparato ad intrecciarmi se chiedi l'ombra dal sole di agosto, a sparire se ti manca il sole, mi sventolo piano per fingere la brezza e siccome non è abbastanza mi sciolgo in mille rivoli se hai sete. ma vedi, non basta mai e si vede dal broncio (probabilmente perché è essere qualcosa a non essere mai abbastanza).

affondo allora le lame ai lati della tua bocca delicata, ne ricavo un sorriso permanente, e per essere sicuro di vedere sempre i tuoi denti spuntare, te ne stacco pure qualcuno.  mi dai qualcosa che porterò sempre dentro di me, almeno fino a digestione finita.

boundary conditions: cascade alle 21:30 | link | commenti (3) |

18/12/2007
::derby::

sul treno, circondato da cinque leccesi.

>cascade: quand'è che riscendete? a natale?
>leccese1: no, no. se ne riparla ad aprile, mi sa.
>cascade: uhm.
>leccese2: e tu? scendi a natale?
>cascade (lo guarda fisso negli occhi): no, io scendo per il derby.

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