::turbulence::kills::motion

avere qualcosa da perdere è l'arma più imponente che il mondo che c'è spiana contro il mondo che vorrei.

abbonamento alla noia

am I supposed to die alone?

mancano *loading* giorni e mezzo alla fine del mondo

 
10/10/2009
::il male::

quando si racconta il male, lo scrittore, il giornalista e lo storico onesto cercano di mostrarne tutti gli aspetti. il nazismo, stalin, la camorra riguardano vite che potrebbero essere la nostra. il problema, mai come in questo caso, è chi legge: nel quotidiano ordinario le costrizioni si dimenticano, davanti alla tavola apparecchiata la fame si stempera, i regimi e le mafie diventano sistemi lontanissimi che non riguardano l'efficienza che l'insalata ha visto frapporsi fra il campo e il piatto.

è questa la sola giustificazione che trovo per chi non si accorge delle logiche mafiose dietro certi appalti, della scomparsa della libertà

[
questo merita un piccolo approfondimento: non è forse l'unica libertà che si merita quella per cui si è disposti a lottare e venire sconfitti? esistono altre libertà importanti, oggi, a parte quella ad una connessione internet veloce e gratuita anche dal telefonino?
]

progressiva e oggi -pare- irrimediabile. per anni ti ripetono che il fascismo è il male assoluto, tu ti guardi attorno e scopri che il sole brilla ancora, che il tuo bar preferito fa ancora esattamente le stesse tue briosce preferite come ieri, che puoi uscire a berti una birra. ti guardi attorno e non vedi nessun fascismo, ma non perché non vedi fascismo: perché non vedi male assoluto.

ecco, se dovessi cercare un difetto in tutto questo narrare, direi che il problema di chi scrive è l'enfasi e il considerare l'interlocutore troppo intelligente o troppo imbecille, il problema di chi legge la mancanza di immaginazione e il considerare chi scrive troppo intelligente quando è troppo imbecille.

tendenzialmente, oggi che prenderei a calci nel culo chiunque scriva "sono indignato", mi scopro affezionato a chi non perde tempo a dire di essere indignato.

[
il problema non è chi parla, il problema è chi ascolta. il burro si fa i cazzi suoi, è la forchetta che lo spalma. #uochi toki::chi ben comincia è a metà tra rho ed opera*
]

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09/10/2009
::sì, viaggiare::

la prossima settimana parto per un mese ed assieme a c. vado in australia, passando per hong kong. il viaggio è organizzato per metà on the road, su una toyota corolla (nè, vista la passione per i metodi di produzione giapponesi, potrebbe essere diversamente) e per l'altra metà in the sky, nel senso che le distanze pazzesche ci hanno costretti a venire a patto con la quantas.

per l'occasione, quindi, abbiamo fatto uno studio approfondito su quanto leggeri possiamo muoverci, abbiamo sostituito eventuali capi di abbigliamento pesanti ed ingombranti con altri leggeri e tecnici, scoprendo incredibilmente che i prezzi di prodotti tecnologicamente all'avanguardia sono praticamente identici, quando non scandalosamente inferiori, ai prezzi di prodotti mediocri ma con una firma pesante.

la mia scommessa personale è passare l'intero mese utilizzando un bagaglio che, inclusa la valigia, pesi meno di 10 kilogrammi e che possa portare con me in cabina. c. ovviamente si accontenta di stare nei 23 kg che le compagnie aeree pretendono di rispettare, ma sospetto che anche lei starà comodamente nei 15 kg.

a ben pensarci, ho sempre fatto vacanze portandomi dietro poco più che uno zainetto, e anche quando sono andato in salvador per lavoro ho lasciato stupefatta la maggior parte dei colleghi presentandomi con un misero bagaglio a mano e con una borsa con gli attrezzi da cantiere, che ho ovviamente imbarcato. vi farò sapere eventualmente come va, o come è andata, con l'ausilio di foto. poi si vedrà.

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27/09/2009
::à la guerre comme à la guerre::

come si può aggiungere altro?

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07/09/2009
::regionale per livorno::

[per inciso, anche stamattina mi sono pesato e pesavo 66.6 kg]

quando sono praticamente arrivato a firenze, come per sfregio il treno s'è fermato a statuto, erano le 8:58 e io mi sono svegliato per lo stridio dei freni, ho aperto gli occhi e considerato che sì, ero arrivato e toccava svegliarsi. il treno però non si muoveva e passavano i minuti. quando ho riguardato il telefono erano le 9:05 e maledicevo l'essere ancora lì, l'aver di sicuro perso il regionale per viareggio e verosimilmente quello per siena, l'essere costretto al regionale per livorno che detesto perché parte tardissimo, alle 9:27 e mi tocca prendere permesso per entrare più tardi.

il treno è arrivato in stazione a santa maria novella alle 9:10 e ho fatto una corsa senza nessuna convinzione verso il binario due, per vedere se il regionale per siena mi aspettasse. ovviamente non mi aspettava, anzi mi è sfilato davanti. ho sceso allora le scale passando nel sottopassaggio per vedere da dove partisse il regionale per livorno. il sottopassaggio era buio e non sono riuscito a riconoscere praticamente nulla, non un marmo, non una scalinata, niente. c'era un monitor mai visto prima che dava in partenza treni per praticamente qualunque destinazione, meno ovviamente quella che interessasse a me (livorno, l'ho detto). la penombra opprimente e la necessità di capirci qualcosa mi hanno spinto a uscire dal sottopassaggio. nel giorno, la luce era accecante, e questo è un fatto fondamentale: volevo andare verso il binario 1A ma la stazione di santa maria novella era un labirinto inestricabile e nessuno parlava italiano.

mi sono svegliato quindi a statuto, il treno fermo e l'orologio sul display del telefono che segnava le 9:05. ho realizzato -non senza sollievo- che era stato tutto un sogno e mi sono chiesto come fosse possibile sognare la luce e la penombra, cosa alla quale tuttora penso senza trovare risposta. con fastidio ho realizzato che avrei di sicuro perso il regionale per viareggio e verosimilmente quello per siena, rimanendo costretto al regionale per livorno che detesto perché parte tardissimo, alle 9:27 e mi tocca prendere permesso per entrare più tardi. il treno è arrivato in stazione a santa maria novella alle 9:10 e ho fatto in tempo, dal binario di fronte, a vedere il regionale per viareggio partire in ritardo.

ho preso lo zaino, sono sceso dal treno con la massima calma, del regionale per siena me ne sono fregato altamente. a passo lento -senza assolutamente prendere il sottopasso- sono andato al binario 1A, constatando con uno sbadiglio che il mondo era tornato al suo posto, nella luce accecante.

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05/09/2009
::pesarsi::

a casa della mia ragazza c'è una bilancia digitale che trovo affascinante, col suo piano in vetro temperato. come spesso mi accade con gli oggetti affascinanti, ho iniziato ad utilizzare la bilancia benché sia per me perfettamente inutile: non seguo una dieta, sono magro che mi si vedono i muscoli sulla panza e non mangio pane a pranzo.

come al solito divago, ma il fatto è che mi peso tutti i giorni nei fine settimana, lunedì mattina compreso prima di correre in stazione a prendere il treno.

il venerdì peso, mettiamo, 64.7 kg; il sabato almeno 300 grammi in più. la domenica in linea di principio ho già sfondato il muro dei 66. il lunedì mi peso e peso ancora di più. riconosco alla bilancia una certa ironia: gli ultimi due lunedì pesavo 66.6 kg, a un certo punto ho temuto che ozzy osbourne sbucasse dal cesso gridando "well done"!

di sicuro c'è una spiegazione, riassumibile nel modo di dire livornese "non stare a vuotarti i coglioni", non stare a stufarti/annoiarti/abbrutirti: durante tutta la settimana son là che mi vuoto i coglioni (e no, debosciati che non siete altro, non ci sono stagiste volenterose in giro per il mio ufficio).

tuttavia ho sempre detestato le vacanze e i fine settimana, e adesso mi è anche chiaro il perché.

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01/09/2009
::divine commedie::

ho una tale quantità di penne da poterci scrivere, senza timore di restare a secco, una buona dozzina di divine commedie, steso sul letto come sono ora. ma naturalmente non è un problema di penne. scelgo, compro o rubo una penna nuova per ogni nuovo inizio, con nessuna penna scrivo mai una fine.

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31/08/2009
::luoghi pubblici::

a volte scrivo sotto le foto, o dietro.

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30/08/2009
::replica::

confesso che mi affascina tutto il dibattito attorno alla contraffazione in quanto lo trovo idiota, tarato male e incapace di andare al punto. firenze, ad esempio, è tappezzata di manifesti che invitano a non comprare prodotti contraffatti, quasi che da questo dipendesse la continuità della rotazione terrestre nello spazio. mi sono sempre chiesto se però la questione non vada completamente capovolta, e finalmente i fatti sembrerebbero dire di sì.

accanto a una contraffazione grossolana che ormai non ha più mercato e che comunque non fa paura, infatti, è sorta quella che chiamerei contraffazione totale o sostitutiva, nell'ambito della quale individuo due fenomeni: a) il prodotto è perfettamente identico all'originale, anzi il prodotto E' l'originale non autorizzato: è prodotto dalle medesime fabbriche dell'originale utilizzandone le specifiche. è il caso ad esempio di una serie di prodotti tra cui le scarpe nike, la cui contraffazione potrebbe tranquillamente essere venduta nei negozi ufficiali nike senza che nessuno noti la differenza oppure b) il prodotto è diverso dall'originale nella sostanza ma non nel packaging; è il caso ad esempio delle sigarette finte, con il pacchetto identico in tutto e per tutto all'originale, e il contenuto -cioè il prodotto- realizzato con specifiche diverse. di quest'ultimo fenomeno si occupa internazionale questa settimana, raccontando che le sigarette finte cinesi hanno una tale penetrazione in russia che i clienti non vogliono più l'originale, essendosi assuefatti al gusto delle sigarette contraffatte: un interessante caso di sostituzione. quest'ultimo caso è fantastico perché chiaramente indica come di alcuni prodotti quello che davvero viene acquistato è l'esteriore, mentre l'interiore (quello che _davvero_ si acquista) può essere modificato a piacimento e porterà a una modifica dei gusti. versare del tavernello rosso in una bottiglia di chateau lafite  trae in inganno chi di vini non ne capisce, e la volta dopo il vero chateau lafite sarà sgradito e sgradevole. la colpa in questo caso non è di chi ha contraffatto ma di chi è ben contento di pagare un tavernello mille volte il suo prezzo normale.

a me la contraffazione non dà alcun fastidio, lo dico subito in modo da sgombrare il campo dagli equivoci: degli oggetti mi piace la sostanza, e degli oggetti di cui non ho modo di apprezzare la sostanza tipicamente non ho bisogno.

in queste condizioni, come posso accorgermi di una contraffazione? posso accorgermene perché, essendo un interessato utilizzatore del prodotto che compro e che uso, mi accorgo del fatto che non è all'altezza della mia richiesta di qualità o funzionalità. ad esempio, mi ha fatto ridere parecchio il racconto di alcuni esperti manutentori della mia società che, tornando da un impianto cinese, riportavano la presenza di tre macchine da riparare invece di una sola, tutte marcate nella fusione col logo della società, tutte e tre col medesimo numero di serie (!!!) una delle quali funzionante perfettamente, le altre con pesanti fuori-tolleranza di lavorazione. col loro fare disinvolto, i cinesi s'erano belli e copiati integralmente la nostra macchina, senza tuttavia badare davvero al sodo (anche perché senza disegni è quasi impossibile) ma rispettando in tutto e per tutto l'apparenza. come utilizzatore finale in questo caso sarei scontento della contraffazione perché non mi fornisce un prodotto che fa quello che deve.

quando però leggo gli appelli a non comprare le lamette da barba contraffatte altrimenti gillette fallisce, mi domando perché dovrei preoccuparmene. se la qualità delle lamette contraffatte è identica, quand'anche gillette fallisse, continuerei ad avere le mie lamette. se la qualità delle lamette contraffatte non è identica non le comprerò per questo motivo e per nessun'altro. se la qualità delle lamette contraffatte non è identica ma io sono incapace di comprenderlo vuol dire che di quelle lamette sto comprando la pubblicità e quindi del fallimento di gillette mi importa ancora meno.

della contraffazione si preoccupano tutti coloro che hanno allevato generazioni di imbecilli addestrati a scegliere i prodotti sulla base del colore dell'etichetta. quello che è allora più importante è l'etichetta non il prodotto, cosa volete che mi importi della sopravvivenza di prada in un'epoca in cui persino la stupidità si può tecnicamente replicare ?

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25/08/2009
::tonnoplast::

[estate: chi vive in città cerca un posto esotico, per evadere da una realtà paesaggistica squallida piena di tipi con la faccia pallida #tonnoplast::paolino paperino band*]

quando è estate questa città è mia ma non solo mia mia e delle americane tu mi fai ma come americane e gli americani allora no e no ti dico io gli americani no coi loro ridicoli infradito e i rotoli di ciccia che sporgono osceni dal pantalone corto no perché loro dopo il secondo cocktail crollano o abbracciano chiunque e sono fuori gara le americane invece no di sicuro è ovvio ci sono quelle con la panza così e sudano e puzzano ma ci sono anche quelle che sembrano di gomma forse perché sono di gomma non proprio come le loro ciabatte ma hai capito il senso credo di sì

ma sto divagando.

quando è estate questa città è mia e me la giro in lungo e in largo in bici cantando una canzone che fa pause ai semafori e con le parti urlate mentre passano i furgoni tra i furgoni preferisco quelli rossi un po' ammaccati perché mi danno l'aria di aver vissuto mi passano accanto gomiti fuori dal finestrino camicie a quadri e l'ennesima sigaretta poi mi giro e firenze sembra un minuscolo centro con tutta la vita e una immensa periferia grigia senza nulla da raccontare ma io adoro tutto il resto questo grigio che mi fa pensare che forse sono in una città normale svolto l'angolo e son sempre qua.

e sto divagando.

[posso permettermi di non interessarmi e di allontanare molte ragazze alle quali non ho niente dire e che non sanno che per me "andare a letto" significa "andare a dormire" #i rapporti::uochi toki*]

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20/08/2009
::pensa se::

chissà cosa c'è dietro i numeri giocati al superenalotto.

immagino di avere a disposizione la raccolta di tutti i numeri giocati e di dividerli in gruppi, scoprendo il numero nel qualepiù frequentemente le persone hanno più fiducia, e poi il secondo e così via, fino al novantesimo. sarebbe divertente, i numeri raccontano a modo loro delle storie. e come varierebbe questa distribuzione ad ogni giro? il freddo sposterebbe le preferenze verso numeri pesanti? la stanchezza verso i piccini? chi lo sa, ci si accontenta di sognare invece di giocare con le gaussiane.

poi immagino persone che si incontrano per caso e si innamorano perché hanno scelto la stessa sestina. pensa, magari è più complicato azzeccare i sei numeri che pesca una sconosciuta piuttosto che una sestina strappata a un computer. la versione meno edificante sarebbero i gruppi su facebook, che mi immagino dedicati all'argomento dei numeri amici.

orecchio le discussioni attorno a cosa fare con la cifra del montepremi: tutti parlano di case, rendite, viaggi. io invece, se vi interessa ve lo dico subito, benché non giocando sia per me persino più improbabile che per voi vincere. assolderei un sicario, uno bravo, perché c'è questo: i soldi non fanno la felicità, ma ti evitano di dover aspettare il cadavere del tuo nemico lungo il fiume. i miei nemici li riceverei, morti, a casa mia mentre bevo margarita.

buona notte a tutti.

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31/07/2009
:dare un nome alle cose - vol.2::

spesso mentre mi accadono le cose e mentre reagisco alle cose mi accorgo di chiedermi come reagirebbero determinati miei amici se fossero proprio lì, proprio allora. ma questo non c'entra nulla, era necessario scriverlo perché altrimenti lo dimenticherei e il blog davvero non servirebbe più a nulla.

la casella di posta che mi mette a disposizione la mia azienda è per me la più favolosa fonte di ispirazione (e, in seconda battuta, di espiazione) in quanto, si sarà capito, la comunicazione aziendale porta con sé una quantità estrema di stronzate. non necessariamente di inutilità, si badi bene: proprio di stronzate.

forti delle stronzate aziendali, quindi, ecco che meravigliosamente si compie il miracolo: tutti dicono stronzate, e in men che non si dica la casella di posta elettronica diventa una latrina.

tra le varie cose marroni che finiscono nella mia inbox, le lettere del sindacato. i sindacati italiani non riescono a non litigare, quelli nella mia azienda meno che mai ,con conseguente meraviglioso corollario di email velenosissime che ognuno manda contro gli altri accusandoli di essere (nell'ordine) antidemocratici, desiderosi dello scontro, irrispettosi e scarsi.

in particolare, è molto facile capire dove stia il torto (il torto più grande, visto che nessuno ha ragione, la ragione tende a diluirsi e le ragioni a stemperarsi), basta guardare chi manda per primo le mail.

in una delle ultime, un sindacato spendeva quattro paragrafi a spiegare quanto l'unità sindacale e la democrazia siano importanti. gli altri quattro per dichiarare finalmente un accordo separato dalle altre sigle, corroborato dalla scelta democratica espressa dai suoi soli iscritti.

la mia risposta è stata che credo molto al sindacato e trovo le sue mail utilissime se non interessantissime, quindi per favore* di non mandarmene più

*però siccome dopo aver chiesto "per favore" ho ricevuto una ulteriore mail, ho cercato di essere più convincente con un "per forza e subito"

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::la soluzione::

la soluzione per voi?

il film in bianco e bianco
muto
il giornale di una pagina
vuoto
Un lavoro serio
di responsabilità e fatica
Pasta e fagioli
Carne alla brace

La canzone che stavate ascoltando che ad un tratto tace

#l'estetica::uochi toki*

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21/06/2009
::dare un nome alle cose - vol.1::

le aziende occidentali da un po' di tempo sono a corto di mezzi contro quelle dell'est, tipicamente contro i coreani ed i cinesi.

nel corso degli anni passati, infatti, il basso costo di produzione cinese ha attratto investimenti anche ingentissimi e migliaia di posti di lavoro sono stati spostati dalle aziende, che hanno finito con il compromettere il loro mercato interno. perché -e questa è la cosa incredibile- non ci vuole un genio per comprendere che un disoccupato non comprerà prodotti, che poi è la cosa sulla quale tutta l'economia si basa dai tempi di roosvelt.

spostare la produzione lontano è stato uno di quei colpi geniali che tipicamente riescono alle persone molto intelligenti (mi viene in mente d'alema, come prototipo): in pratica l'applicazione finalmente perfetta di quello che, per citare un mio amico filosofo è "il missile occhetto: lo spari dalla bocca pensando di colpire il nemico e invece ti rientra dal culo".

fino solo allo scorso anno abbiamo tutti riso fragorosamente (io no, in effetti, ma non voglio correre il rischio di sembrare intelligente, presiedere una nuova bicamerale non mi interessa e la barca a vela mi dà la nausea, purtroppo) alla presentazione di modelli d'auto imbarazzanti da parte di case cinesi dai nomi ridicoli, tipo "grande muraglia". io non ho sorriso neanche un po', sapendo che i migliori MBA e i corsi più prestigiosi terminavano sempre e comunque dalle parti di pechino.

oggi i cinesi non solo hanno imparato a fare tutto quello che sappiamo fare noi, ma lo fanno meglio. investono nell'energia verde. pretendono auto elettriche e si comprano l'hammer tanto per fare i grossi. ridono di noi e non ci ascoltano neanche.

improvvisamente le aziende più grosse che conosco da questo lato degli urali, tra cui la mia, si ricordano che è centrale investire in posti in cui i diritti umani sono rispettati. io rido, fragorosamente e da solo, perché capisco che "diritti umani" è l'ultimo nome che, attaccati ai nostri insensati privilegi e all'opulenza ingiustificata, idiota e dannosa, sappiamo dare a qualcosa che dovremmo chiamare invece "vantaggio competitivo". poi guardo dall'altro lato degli urali, scoprendo che il capitalismo ed il libero mercato per funzionare hanno bisogno di poca libertà, poca ragione, poca informazione e capisco che in questo le nostre battaglie sono già tutte perse. combattiamo un nemico come noi che non si sforza di chiamare le cose con un nome che non hanno, e per questo vincerà. sta vincendo.

 

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16/06/2009
::svarioni::

l'italia mi scivola addosso con soddisfazione di entrambi, ma perché essere avari e accontentarsi di lei, me lo chiedo: guardo affondare il mondo tutto nell'ineluttabile sentendomi anche se solo per poco il dottor manhattan.

mi riprendo subito, non sono blu e la cosa più pesante che riesco a sollevare sono coriandoli. lo sconcerto assale chiunque quando gli spiego che no, neanche il dottor manhattan può strappare entrambe le braccia contemporaneamente alla stessa persona. a chi non crede porgo un foglio di carta con due intagli e prego, prego che la fisica sia cambiata, che cambi solo un secondo lasciando cadere le mele in alto e strappare le braccia, assieme, a qualcuno. invece no, la fisica è li, e ci resta, come il foglio stolido nella mano ed un pezzo -un solo pezzo- nell'altra.

dell'anatomia mi sarebbe piaciuto conoscere i muscoli anonimi che urlano il giorno dopo la corsa, i fasci sottili che emergono, lame, gli ultimi duecento metri mentre giuro che saranno gli ultimi duecento metri, o i nervi, i tendini, le ossa che immagino di poter lucidare, staccando i muscoli con le dita come si fa col pollo ben cotto. potrei capire come disegnare manhattan al di là del colore e della tecnica. ma ignoro l'anatomia, perché voglio sognare tesori infiniti dietro quello che vedo e sotto la pelle, e conoscere i nomi di tutto quello che c'è non aiuta a sognare.

certe volte l'estate mi sento definitivamente sbagliato, mentre tutti si ingozzano di angurie gelate, in fette da un chilo ciascuna, sputando noccioli lontano. quelli del dottor manhattan arriverebbero a dubai e ne mozzerebbero i ridicoli palazzi, inutili vestigia del passato di domani. mi domando perché la frutta mi piaccia aspra, i dolci neutri, il caffè amaro e i liquori secchi. è solo la fortuna e nient'altro che mi fa amare il mare salato, mentre attento limito il sodio nel resto.

dovrei ricomprare un violino, e suonarci grappelli, ma non so bene come la prenderebbe il dottor manhattan, benché confidi nel consueto suo scarso interesse per le cose umane: che mi lasci suonare il violino mentre affonda la barca, mentre tutto mi scivola attorno e sudo, ma poco, per il caldo cocente, che adoro.

[
quando suona il festivalbare
io vado nei bare a bere
bire su bire e dire
che sono pure astemio

#dj gruff::svarionato*
]

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18/05/2009
::shears cut deep::

il racconto della nostra vita, oggi, è il racconto di come abbiamo scambiato la perizia con la ripetibilità, l'abilità con la prevedibilità, il genio con le regole.

scambio volentieri il mio tempo e il mio sangue e il mio viso liscio e senza cicatrici con l'abilità di tagliarmi la barba con un rasoio a mano libera, dopo essermi insaponato a pennello, considerando come in fondo non servono esattamente mani forti per tenersi stretta la propria vita, quanto piuttosto mani leggere e cuore saldo.

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10/05/2009
::viola e il diavolo::

pensavo di aver imparato ad essere scaramantico, dall'ultima volta che ho brindato al ritorno di mr. mania pasteggiando col vitello grasso appena decollato.

invece no, non riesco a tenermi per me quello che il suddetto signore produce, quindi ecco qua: vi consiglio caldamente di fare un salto a conoscere viola (e il diavolo); il numero 9 è anche più bello degli altri, con la prima vignetta di ogni tavola che racchiude un po' di poesia buttata là, così, nella speranza che qualcuno raccolga.

boundary conditions: cascade alle 20:00 | link | commenti (4) |

::taigher taigher barning brait::

continua a piacermi viaggiare di notte e del viaggiare di notte gli alibi enormi, pronti, succosi: no, perché sono stanco, no perché ho mal di testa, sai ho viaggiato di notte, no grazie ma credo riposerò un po' per riprendermi dal viaggio di stanotte.

ma io fingo, e con me la mia tempra maraging: a differenza dei city angels incontrati a mortadelland mentre gironzolavo fuori dalla stazione in attesa del cambio, la spina dorsale ce l'ho, e con lei la capacità di detestare i subumani.

non smetterò mai di chiedermi perché i recinti tra persone -che vorrei sacrosanti- ad oggi siano pateticamente basati su religioni, color della pelle e lunghezza dei cazzi: inutilità sonanti.

sogno invece un mondo dove ai sorci ed ai loro amici sia impedito calpestare la mia terra e respirare la mia aria, un mondo, insomma, dove i city angels siano sottoterra, non importa se vivi o morti.

boundary conditions: cascade alle 13:15 | link | commenti (1) |

08/05/2009
::routine::

[
senta lei, c'avrà pure le sue belle ragioni e dentro un raggio di sole il sapore del miele la natura e i suoi suoni. sono d'accordo con lei, tutto è davvero molto bello, fila a meraviglia, sento il mare dentro una conchiglia ma mi cago il cazzo e mi domando perchè mi cago il cazzo, non so più che mi piglia. #dj gruff::mi c..o il c..o*
]

che entri al lavoro o che esca, passo per il giardinetto che separa casa e bottega, e della primavera mi piacciono i bimbi che calciano il pallone e qualcuno è davvero un campione. l'inverno è freddo, piovoso come un'estate di monsoni e sporco di polvere negli angoli, nevica raramente e quando nevica la neve diventa marrone, uno schifo che serve a ricordare che firenze, in fondo, ha il colore della merda.

invece maggio è candido, ti aspetteresti i colori e invece è pallido. attraverso il parco e mentre i bambini mi dribblano guardo gli ippocastani fioriti coi loro enormi grappoli all'insù, come dei cazzi mai domi e mi commuovo a guardare la nevicata dei pollini bianchi dei tigli, che coprono tutto, filtrano il sole e ne tracciano i raggi.

e mi stupisco della meraviglia che provo nella routine, la prendo come una benedizione, mi inchino un poco e sorrido. le mamme mi sorridono anche loro, chissà a cosa pensano.

[
nel frattempo, disegno animali pisciando nella neve. non mi noterà nessuno
#invunche feat. iridio::non mi noterà nessuno*
]

boundary conditions: cascade alle 18:42 | link | commenti (3) |

04/05/2009
::stipsi ostinata::

un'alimentazione ricca in fibre e acqua o bevande -purché non astringenti, astenersi limone e te nero- porta tipicamente ad una peristalsi regolare ed abbondante (mai profumata, in ogni caso). ma tu mangia male, magari in piedi, mastica poco e dimenticati di passare in bagno, e diventerai affezionatissimo alla merda di cui sopra, tanto da non staccartene facilmente.

funziona così anche per le parole: te le tieni rimandando a tra cinque minuti e loro ti si seccano dentro, e farle uscire diventa quasi una fatica e di certo un dolore, e il bello è che non c'è un perché.

volevo solo dire che, appunto, non c'è un buon motivo per il quale non scrivere. non sono rimasto intrappolato in misteri intriganti e la mia vita scorre liscia come un mozzo da gara suntour, ne sento il soffio e pedalo.

e già che ci sono, scrivo. la solita merda: regolare, abbondante. mai profumata.

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23/02/2009

non riuscivamo ad accordarci su chi di noi tre fosse il buono, chi il coglione e chi lo sfortunato. enrico e paolo erano d'accordo nel rifilare a me il ruolo di coglione, senza tuttavia una linea chiara su chi fosse il buono: entrambi si ritenevano lo sfortunato. enrico stava per cedere definitivamente il ruolo di sfortunato, accontentandosi della bontà, che presa da solo era sempre meglio della coglionaggine che toccava a me, e il ruolo sembrava piacergli pure, ma ancora titubava.

sfruttai questa crepa nel loro muro altrimenti compatto e la buttai là: "scriviamo i ruoli su tre bigliettini, sarà la sorte a decidere per noi" e scrivemmo i ruoli in tre biglietti, li appallottolammo e li lanciammo, e ciascuno scelse il suo.

paolo aprì il bigliettino, scoprendo che era lui il coglione e reagì: "l'avevo detto, sono proprio sfortunato: una possibilità su tre, e tiro su proprio il biglietto da coglione".

aperto il suo biglietto, enrico era lo sfortunato. disse: "paolo, mi spiace che sia tu il coglione. siccome sono buono, ti cedo il mio ruolo".

io scoppiai a ridere senza neanche aprire il biglietto, e lo tirai in faccia a enrico. pronto, paolo disse "ma sì, lo vedi che sei tu il coglione? guarda cosa combini!".

felici di aver rimesso le cose a posto, enrico e paolo se ne andarono al bar, mentre io con le mani in tasca me ne tornai verso casa, ripensando a come mi avessero fregato ancora una volta.

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20/02/2009
::pa55word::

poco fa cercavo di entrare nella mia casella di posta elettronica, e il sistema continuava a rispondermi che sbagliavo password.

l'ho riscritta due volte, convincendomi di un errore di digitazione, continuando a restare fuori dalla casella di posta.

poi ho pensato che fosse il tasto delle maiuscole, ma non era neanche lui.

solo alla fine ho visto che avevo sbagliato il nome. il cambiamento di prospettiva mi ha permesso di entrare, e ho capito:

questo mondo continua a riscrivere ossessivamente la password per trovare la soluzione ai suoi problemi, senza mai entrare nella soluzione.

e se non guarderemo a un cambiamento di prospettiva, beh, non entreremo mai.

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18/02/2009
::perdersi::

vinta la pigrizia indosso un semplice k-way senza imbottitura sopra la felpa, guanti e cappello e volo in strada sotto zero, sulla bici. il moto mi tiene caldo e il respiro mi fa compagnia.

arrivo fino a piazza della repubblica per comprare un po' di libri e gironzolo per l'edison.

poi torno alla bici e mi perdo.

a firenze posso ancora perdermi, e perdermi davvero, con l'ignoto dietro la curva e le strade che non arrivano mai. gironzolo tranquillo, certo che prima o poi ritroverò la strada. invece no, la strada non la ritrovo, semplicemente faccio il giro più incredibile che potessi immaginare. torno a casa con le gambe doloranti, voglia di pasta e un sorriso di sfida al freddo, alle auto e alle strade che si conoscono.

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16/02/2009
::in bici::

oggi ho preso leve, chiave inglese e guanti da lavoro e mi sono messo di buzzo buono a riparare le mie due biciclette

[
ho comprato una vecchia bici mezza scassata poco dopo essere arrivato a firenze; ne ha passate diverse -compreso il furto di una ruota- ma alla fine ci sono affezionato. sono dimagrito, non ho mai più avuto l'affanno a salire le scale e ho risparmiato una quantità di soldi pazzesca. poi lo scorso compleanno c. me ne ha regalato una nuova, con la quale scendo le scale, faccio l'idiota e probabilmente mi spezzerò qualcosa, spero al massimo il polso
]

poi ho finito e mi sono fatto un bel giro con la vecchia, di un rosso sbiadito e in alcuni punti vinta dalla ruggine. devo dire che funziona tutto, la dinamo è rumorosissima e fa girare le persone, meglio di una ferrari sotto il sedere.

ho deciso che mi metterò a imparare l'arte del biciclettaio, perché non si sa mai. probabilmente cambierò tutto, di questa bici, a partire dal colore, per finire al peso, che immagino ridotto. poi si vedrà. intanto ho tirato fuori una incerata gialla dalla mia borsa di cantiere, l'acqua non mi fa paura, il freddo non me ne ha mai fatta, corro incontro alla primavera sulla macchina perfetta, respiro l'aria della sera, sporca, e canticchio una canzone mentre il gelo mi fa lacrimare.

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14/02/2009
::crisina donà live::

[parlami ancora, con parole di sabbia. io sono qui ad ascoltare i tuoi sguardi #negazione::parole*]

assisto prevalentemente a concerti rumorosi, parte del divertimento sta nello schivare i coglioni che si lanciano gli uni contro gli altri, mentre sono nel mezzo -incasso alla grande o schivo benissimo, e quando il t'ai chi funzionava schivavo ancora meglio- e le parole, le parole sono affilate come lame, e mi piacciono più del resto.

[osservo, e non capisco gli ottusi: quello che manca è equità. il delirio che emerge dall'irrisolto racconta storie tristi e piene di fantasmi #atestabassa::delirio di equità*]

poi capita che -trascinato dalla donna- vada all'alpheus a sentire cristina donà. beh, non ho parole.

non ho mai ascoltato un/a cantante che dal vivo sia più intonata/a che in studio, ma questo in sé non spiegherebbe la gratitudine che provo.

quello che spiega la gratitudine che provo è un concerto emozionante, con sole due chitarre e due voci. un concerto che -tra le altre cose- mi fa tornare la voglia di scrivere canzoni (e mi fa ricordare che mostro sia VM con la slide guitar sulle ginocchia).

basterà un grazie?

[parlami dall'universo, di un codice stellare che morire non può di anime in continuo mutamento e abbracci nucleari estesi nell'immensità #cristina donà::universo]

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01/02/2009
::the youngest elder I have ever seen was in the mirror::

il ricordo dei pranzi è sfocato nei dettagli, ma presente nell'aroma: qualunque cosa preparasse, mia zia la rendeva la più profumata, fragrante leccornia della storia, in un infinito migliorarsi.

dopo il pranzo, arrivava la frutta, e la frutta non mi piaceva, ricordo la necessità di mangiarla. la voglia di frutta sarebbe arrivata molto più tardi, proprio come mia madre mi raccontava: le bambine ti stanno antipatiche adesso, ma vedrai che un giorno antipatiche non lo saranno più - e invece no: per la maggior parte mi sono antipatiche anche adesso, specie se non riesco a trovare il cervello tra le tette, il culo e la fica. i maschi mi stanno viceversa antipatici a maggioranza bulgara, non avendo appunto tette etc.

ma questa è solo una lunga introduzione, mentre i fatti sono brevi.

due sono i caratteri distintivi dell'adultitudine, per me, da sempre: possedere un'automobile e saper sbucciare le arance in modo da ottenere, con un'unica operazione di asportazione di truciolo, una maschera indossabile, con due cerchi attorno agli occhi. mio padre possedeva un'automobile, anzi due, e sapeva sbucciare le arance, quindi lui era adulto e io bambino, tutto qua: sapeva trasformare la materia inutile, che si buttava via, in maschera, vedere il sogno nell'ovvio, se vogliamo. chi pensa che il sogno nell'ovvio ce lo vedano solo i bambini non ha conosciuto mio padre. per il resto, ci somiglia(va)mo molto, a parte che lui beveva caffè e io no. senza fretta, aspettavo pazientemente il momento di possedere un'automobile e sbucciare le arance. probabilmente aspettavo pazientemente anche il momento di bere caffè ed iscrivermi al partito comunista italiano, ma questa è un'altra storia.

adesso che ho trentanni, tutti attaccati, ed anzi ne ho quasi trentuno (che è uno dei numeri primi più simpatici, assieme al diciassette ed al ventitre) bevo quattro caffè al giorno ma non so sbucciare le arance a maschera, e nella materia so vedere solo l'ovvio o lo speciale che ci ha già visto qualcun'altro. vado in giro in bici o coi mezzi, e non possiedo un'auto, se si esclude la 2cv mollata ad impolverare nel garage di mio padre (tanto per cambiare).

in pratica non sono cresciuto abbastanza, oppure sono cresciuto troppo. bisogna che senta cosa ne pensa mio padre.

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25/01/2009
::un racconto in sei parole::

intercity notte.

superai la galleria.

giorno.

(l'ho scritto per questo)

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24/01/2009
::sicurezza, sicurezza primavera di bellezza::

[
dall'ultima volta avevano i calcolatori, molte più auto e più personale. dall'ultima volta l'illuminazione dei parchi era stata migliorata e la maggior parte dei cespugli eliminati. la prossima volta ci sarebbero stati ancora più auto e calcolatori e ancor meno cespugli. kollberg stava pensando a queste cose; si asciugò la fronte con il fazzoletto e vide che era già bagnato.

#l'uomo al balcone::maj sjowall/per wahloo*
]

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23/01/2009
::scopri le differenze::

queste due vignette:

vignetta uno; vignetta due;

differiscono solo per cinque piccoli particolari. riesci a individuarli tutti?

nota bene: la scelta di citare lo stesso giornale riduce il numero delle differenze.

boundary conditions: cascade alle 17:44 | link | commenti |

::il cambiamento::

[...] un forte segnale di discontinuità, peraltro, viene dalla casa bianca. il campo da golf voluto da george w. bush è stato estirpato e sostituito con un campo di cotone. [...]

boundary conditions: cascade alle 14:52 | link | commenti |

17/01/2009
::di chitarre e tamburi battenti::

[questo è parte di questo]

l'accesso all'informazione, come quello al cibo, alle cure ed al divertimento è diventato rapido. rispetto al mondo i cui ultimi bagliori la mia generazione ha conosciuto, tutta l'inofrmazione del mondo è a portata di mano.

ma l'interiorizzazione di quella informazione, quella non è cambiata.

comprare una chitarra è una operazione banale, che si compie con meno sforzo (anche economico) ed in meno tempo rispetto a prima. anche la costruzione di quella stessa chitarra è diventata spaventosamente più veloce, la sua lavorazione più precisa, la qualità più uniforme. escludendo la stagionatura, da albero a suono in meno di un'ora, mi sentirei di stimare.

quello che non è cambiato  è il tempo che serve ad imparare a suonare. ci vogliono la stessa fatica, lo stesso interesse e la stessa dedizione oggi che ci volevano  mille anni fa  per pizzicare le corde in modo efficace; probabilmente ci vuole anche più fatica e più tempo, vista la proliferazione di tecniche, metodi e stili da imparare.

a tutto questo l'industria non dà risposte ed i nostri tempi neanche. anzi, è bene non soffermarsi troppo a pensare a tutto questo, altrimenti si finisce col volerla imparare davvero, la chitarra, ad appassionarsi a musica che non si riesce a vendere a carriolate, che non si riesce a produrre in serie e con la plastica*. si finisce con l'apprendere qualcosa invece di fruire passivamente di qualcos'altro, e questo rallenta l'economia, cosa che non si può accettare.

*ascoltare allevi quando è esistito da qualche parte rachmaninov, o anche quando a portata di mano si ha lelio luttazzi, è in effetti un sintomo del fatto che invece del soylent green finiremo col mangiarci la plastica.

boundary conditions: cascade alle 16:58 | link | commenti (4) |

 
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